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Da dicembre, in Puglia, i pullman verdi di Flixbus hanno preso il posto dei rossi di Marozzi. La società barese ha ceduto le sue corse alla compagnia tedesca, in quest’avvicendarsi, però, ad avere la peggio sono i cittadini del Sud Salento, che perdono le storiche fermate. Casarano, Ugento sono fuori dal nuovo piano aziendale, così come anche Galatina.

Flixbus è approdata a Lecce nel 2015, attualmente collegata a circa 60 destinazioni, e a partire dal 2017 ha integrato nella sua rete Nardò, Gallipoli e Maglie nel 2017, includendo Galatina nel 2018. Con il nuovo assetto le uniche tappe rimangono: Lecce, Nardò, Gallipoli, Maglie e Otranto. 

Sud Salento tagliato fuori e chissà per quanto. Al momento, infatti, l’azienda non ha previsto nuove fermate, al contrario di quanto si è pianificato nel territorio barese. Non si escludono nuovi collegamenti, come spiega il managing director di Flixbus, Andrea Incondi: “In considerazione del fortissimo richiamo turistico dell’area salentina, contiamo di incrementare ulteriormente il numero delle città connesse, per offrire ai nostri passeggeri un’esperienza sempre più completa e consentire loro di conoscere al meglio questo territorio di bellezza e di ricchezza inestimabili”.

Per le tratte già esistenti aumenteranno le frequenze: “per esempio, Roma sarà raggiungibile da Lecce fino a otto volte al giorno – continua Incondi -, anche con la possibilità di viaggiare in notturna. Inoltre, si consoliderà significativamente il corridoio Puglia-Toscana, con il raddoppiamento della frequenza sulle rotte da Lecce verso Firenze, Pisa e Siena, a beneficio soprattutto di chi studia in queste città ed è a continuamente alla ricerca di soluzioni economiche e affidabili per tornare a casa. L’incremento dei collegamenti con queste destinazioni offrirà naturalmente anche maggiori opportunità di spostarsi in tutta Europa”.

Nella scelta dell’azienda, a dettar legge è, in pratica, l’attrattività turistica. Da privata può, naturalmente, pianificare come crede la sua strategia. Ciò che tristemente viene fuori è, però, la voglia di escludere una buona parte del territorio. Come se il sud Salento non fosse abbastanza ricercato come meta. Come se chi abita nel Capo non avesse voglia o esigenza di spostarsi e che quindi non fossero clienti appetibili.