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La promozione della cultura italiana in Albania è una sfida avvincente. Parola di direttore

La promozione della cultura passa prima di tutto dalla lingua e le iscrizioni per il ciclo di corsi di italiano per il 2023 sono già aperte, ma raccontare l’Italia è molto di più. Ed è una sfida tanto affascinante quanto complessa. Ne sperimentano l’onore e la responsabilità i direttori degli istituti italiani di cultura, impegnati nell’interpretare i gusti del posto per calibrare i propri interventi, nel percepire le potenzialità di una collaborazione e nel prevedere e dare corso alle nuove tendenze.

 Un compito arduo ma che permette a chi vuole mettersi in gioco di sperimentare e scommettere sul futuro, come nel caso di Alessandro Ruggera, da pochi mesi direttore dell’Istituto Italiano in Albania, che rivela di aver già tracciato il percorso per i prossimi anni.

“Ad inserire l’Albania nella lista di posti desiderati in cui lavorare mi hanno spinto una serie di motivi – confida il direttore Ruggera -. Uno è sicuramente è la vicinanza con l’Italia. Dopo aver prestato servizio ad Adis Abeba e a Toronto fino al 2020, aspiravo ad un posto più vicino casa e ad un Paese con una situazione più in trasformazione, con un’industria culturale meno stabile e matura. È una sfida, e il ruolo che svolgono gli Istituti in tali Paesi è forse più importante”. E l’Albania presenta ampi margini di crescita.

“In un Paese con un’economia molto sviluppata e industrie culturali strutturate e mature si può fare un lavoro rilevante, in un posto all’avanguardia da tutti i punti di vista si può portare molto della cultura italiana – spiega il direttore -, però è anche vero che i contatti si attivano attraverso altri canali, le decisioni sono molto più legate al mercato e forse si ha meno libertà di scelta. Invece, in un luogo come l’Albania c’è molto più spazio per lavorare sulla cooperazione cultuale in senso stretto, e ciò permette non soltanto di portare contenuti interessanti dall’Italia, ma soprattutto di creare legami forti tra istituzioni culturali italiane e locali, di impegnarsi sul trasferimento di competenze. Si punta più sulla costruzione delle conoscenze che non sulla promozione dell’Italia. Qui si parte già con una buona base, è già stato fatto tanto, complice anche il legame storico e la vicinanza geografica”.

E in questo la Puglia, dirimpettaia dell’Albania, ha un ruolo preminente, anche per i molti progetti della Regione Puglia, creati in vari ambiti per unire le due sponde. Tra gli ultimi si ricorda la partecipazione alla Fiera del libro di Tirana.

“Ci sono già tanti legami strutturati tra Italia e Albania, però c’è ancora tanto da fare – continua il direttore Ruggera -. Ero molto curioso di tutti questi aspetti dalla storia albanese, la vicinanza con l’Italia. Tutto ha determinato la scelta di questa destinazione. Nel momento in cui mi sono candidato non avevo un piano dettagliato di quello che avrei fatto, però delle idee su come impostare il lavoro sì. Partendo proprio sul lavoro di trasferimento di competenze e sulle collaborazioni. E una volta arrivato le mie idee sul percorso da seguire sono state confermate”.

Una vota raggiunta Tirana ha iniziato a “mettersi in ascolto e capire di cosa c’è bisogno” e poi ha iniziato a pianificare le attività, in collaborazione con l’ambasciata d’Italia, nelle quali si contano, il concerto di Vinicio Capossela, la Settimane della cucina italiana nel mondo, che ha visto protagonista un gruppo jazz italiano, i “No trio for cats”; la presentazione dell’edizione albanese del libro “La vita interiore” di Alberto Moravia (Editore Bompiani); un concerto in collaborazione con l’Orkestra Simfonike RTSH nel quale ha partecipato Giorgio Mandolesi (fagotto); per la prima volta il concerto del quartetto del Teatro alla Scala, con le musiche di Nino Rota.

“C’è da dire che qui non è proprio semplicissimo, perché si ha l’impressione che tutto sia ancora in divenire e in costruzione. Questo è un aspetto bello, che determina però anche incertezza e indeterminatezza per cui bisogna muoversi con cautela per avviare le collaborazioni – continua Ruggera -. Qui si fanno tanti eventi ed è questa l’idea principale di progettazione: sono utili ma non è detto che siano sempre da proporre, soprattutto se non c’è sostenibilità e continuità. L’evento è importante se collocato in un quadro più strutturato”.

Il direttore confida che dal dialogo con le istituzioni piacerebbe ricevere delle indicazioni di massima per orientare le scelte, ma non è semplice. “La musica è molto vivace mentre altri mondi fanno più fatica ad emergere e sono soprattutto arte contemporanea e cinema, settori più complicati da costruire e che hanno bisogno di un’industria alle spalle. Sostenere il settore cinema è un obiettivo ambizioso, non credo dipenda solo da noi, però cercheremo di fare la nostra parte. L’impegno per il comparto della musica e dell’arte contemporanea soprattutto è garantito. Ho intenzione di costruire rapporti di scambio e avviare delle attività di formazione per curatori d’arte, con nomi di curatori italiani che possano trasferire le loro conoscenze e far crescere il comparto qui”.

E sarà un 2023 pieno di stimoli. Intanto, per chi avesse intenzione di fare un viaggio a Tirana, negli spazi di Harabel Exhibition Space, fino al 20 gennaio, può visitare la mostra “Altitudini – Italian Routes: Fabiano Ventura e Albanian Skylines: Fation Plaku”, un’esposizione per diffondere la bellezza delle montagne e sensibilizzare al tema del cambiamento climatico e della tutela ambientale. Una sezione importante della mostra Italian Routes, verrà inaugurata anche a Peja, contemporaneamente a Tirana e questo perché l’Istituto Italiano di Cultura è impegnato anche in Kosovo.

Per tenersi aggiornati ecco il link dell’Istituto di Cultura Italiano

Il direttore Alessandro Ruggera
Il direttore Ruggera con il sindaco di Tirana
Il direttore alla presentazione della traduzione del libro di Alberto Moravia

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