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Nel suo libro “La Xylella” Enzo Lavarra indaga responsabilità e suggerisce prospettive future

Il batterio della Xylella continua ad avanzare verso il nord della Puglia, dopo aver devastato il Salento. Negli ultimi tempi, però, ha perso parte della sua virulenza. Gli errori del passato hanno insegnato a trattare il fenomeno con la giusta attenzione: gli espianti, eseguiti assieme alle misure preventive, stanno contribuendo a limitare i danni.

Nei territori salentini, tuttavia, la ferita rimane aperta: il paesaggio ha perso tutto lo scintillio delle sue foglie verde-argento e sembra un deserto, i contadini che hanno perso tutto soffrono la solitudine di chi non può permettersi di espiantare i tronchi morti e far rivivere i propri campi.

Sulla Xylella si è già scritto molto, diverse voci hanno affrontato il problema da più punti di vista. Tra questi c’è anche l’ex parlamentare europeo Enzo Lavarra, con il suo ultimo libro “La Xylella. Distruzione e rinascita degli olivi” ha voluto raccontare quello che dalla sua posizione privilegiata, da Bruxelles, ciò che stava succedendo in Puglia, palesando la sua opinione a favore della scienza, degli scienziati e andando contro quella politica, che per stare dietro al consenso, non è riuscita a prendere le giuste e tempestive decisioni.

Si è parlato di questo e di tanto altro nella presentazione che si è avuta a Turi, nell’Auditorium comunale, a cura delle associazioni Domus Libri e Turesi nel Mondo. Dopo i saluti e la dettagliata introduzione sul tema, da parte del sindaco Giuseppe De Tommaso, ex direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, che dalle pagine del giornale ha raccontato il dramma, è stato poi lo stesso Lavarra a spiegare i motivi del suo impegno letterario.  E soprattutto ha parlato delle prospettive future per rigenerare le zone desertificate.

“Mi ha animato la volontà di divulgare in modo documentato e severo la responsabilità politica e di governo che ha consentito di dilagare dell’epidemia. Per un obbligo di verità nei confronti della Civiltà dell’olio, tratto identitario e secolare della Puglia – spiega l’autore – e cito i documenti che inchiodano la responsabilità di chi non ha eseguito le direttive europee, che prevedevano gli abbattimenti delle piante infette, come cordone sanitario”. Lavarra durante la presentazione ha ripercorso i dieci anni dalla comparsa, nel 2013 nel territorio di Taviano, citando le vicende giudiziarie, fino alla situazione attuale, con il Governo che chiede la nomina di un commissario straordinario.

“Quello che è successo non può comportare un abbandono rassegnato – spiega poi – ma si deve lavorare per rigenerare e rilanciare i fattori produttivi, con innovazione delle tecniche e organizzazione aziendale, aggiungendo all’olivo altre culture arboree resistenti al batterio. Si riparta dall’agricoltura rigenerativa”.

Tutta la parte scientifica è stata relazionata dalla dottoressa Enza Dongiovanni, ricercatrice del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia”, che ha aggiornato la platea anche sulle tante sperimentazioni che si stanno eseguendo per trovare un rimedio efficace.

In chiusura, l’intervento di una docente in pensione ha posto una riflessione sul ruolo della Regione nei confronti del turismo sostenibile, della valorizzazione del territorio, dei giovani e della loro formazione. Se la Puglia è legata indissolubilmente all’agricoltura, allora bisogna portare i giovani, ma anche i più grandi a ritornare ad innamorarsi della terra, della natura, per poter avere una comunità responsabile e consapevole. “La formazione è la chiave: la Regione dovrebbe smettere di finanziare corsi di formazione che non portano a niente e investire sulla cultura agricola”.

Ilaria Lia

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