Da una a tre stelle per attestare l’eticità dell’impresa, la sua correttezza e il rispetto delle regole.
Nel commercio la conformità normativa è spesso un filo sottile, che può diventare fragile se non viene tutelato con attenzione. Per questo esiste uno strumento che consente alle aziende di dimostrare in modo concreto la propria trasparenza: è il Rating di legalità, rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm).
Introdotto dall’art. 5-ter del Decreto legge n. 1/2012, il rating misura l’aderenza ai principi di legalità, buona gestione e responsabilità sociale. Non è una certificazione privata, ma un attestato pubblico che attribuisce un punteggio da una a tre stelle.
Non si tratta solo di un segno grafico: le stelle racchiudono un messaggio chiaro, che l’impresa opera nel rispetto delle regole e adotta comportamenti etici. E chi lo ottiene ha tutto l’interesse di comunicarlo all’esterno: è un vanto da mostrare ai clienti e un merito che il mercato riconosce come valore.
Proprio per questo sempre più aziende ne fanno ricorso: secondo i dati diffusi dall’Agcm, nel 2024 le imprese italiane in possesso del Rating di legalità sono oltre 14.500, con un incremento di quasi il 20 per cento rispetto all’anno precedente. Le proiezioni più recenti parlano di una crescita ulteriore dell’8 per cento, che porterebbe il totale a circa 15.852 aziende.
L’integrità aziendale non è una targhetta da esporre, ma un percorso di crescita verso standard più elevati: un vero cambio culturale.
Ottenere il Rating significa garantire fiducia, non solo per le proprietà del prodotto: le scelte di consumatori, banche e partner commerciali sono sempre più influenzate da un elemento immateriale ma potentissimo, ovvero la qualità delle informazioni disponibili, la reputazione, la coerenza tra ciò che un’azienda dichiara e ciò che realmente fa.
In questo scenario, la correttezza non è solo un dovere. È un valore competitivo.
Il Rating di legalità inoltre sta diventando sempre più rilevante nei rapporti con il sistema bancario, con la Pubblica Amministrazione e con i partner privati: in molti casi, può incidere sull’accesso a finanziamenti agevolati, sul miglioramento delle condizioni bancarie e sul rafforzamento del profilo Esg (acronimo di Environmental, social, Governance: definisce l’impegno di un’azienda in termini di sostenibilità ambientale, sociale e buona gestione interna) dell’impresa.
Possono richiedere il Rating le imprese, individuali o societarie, che soddisfano alcuni requisiti fondamentali: sede operativa in Italia; almeno due anni di iscrizione al Registro delle Imprese; fatturato minimo di 2 milioni di euro nell’esercizio precedente; assenza di condanne o sanzioni rilevanti; rispetto degli ulteriori requisiti sostanziali previsti dal Regolamento.
Il punteggio base è una stella, attribuito a chi rispetta tutti i requisiti minimi, ai quali possono aggiungersi dei “+” per ogni requisito premiale posseduto: ad esempio l’adozione del Modello organizzativo 231, politiche anticorruzione, tracciabilità dei pagamenti, trasparenza gestionale, pratiche di responsabilità sociale, rispetto rigoroso delle normative in materia di sicurezza, retribuzione, contributi e fiscalità. Ogni tre “+” si ottiene una stella aggiuntiva.
Dal 16 marzo 2026 entra in vigore il nuovo Regolamento, secondo un sistema più solido e più internazionale.
Le novità non sono marginali: la durata del Rating passa da due a tre anni, a conferma della sua stabilità come strumento di sistema. Inoltre, viene previsto un punteggio aggiuntivo per le imprese che, al momento del rinnovo, dimostrino di averlo ottenuto in via continuativa per almeno tre volte consecutive. L’attestato verrà inoltre rilasciato anche in lingua inglese, rendendolo più spendibile nei mercati esteri, un passaggio che sottolinea come la reputazione oggi sia sempre più globale.
Parallelamente, sono stati rafforzati i presidi di integrità e inasprite le conseguenze in caso di violazione degli obblighi informativi.
L’elenco ufficiale delle imprese italiane che hanno ottenuto il riconoscimento è pubblicato sul sito dell’Agcm, ma ogni azienda può (e dovrebbe) valorizzarlo con i mezzi a sua disposizione, dalle targhette all’inserimento del logo sui profili social e sul sito; da una menzione nella visura camerale allegata alle offerte commerciali al badge nella firma email, per esempio.
Naturalmente, l’utilizzo del logo deve essere veritiero e coerente con il punteggio effettivamente ottenuto.
Il Rating di legalità promuove una competizione fondata sui meriti, non sulle scorciatoie. Premia chi investe in organizzazione, controlli interni, cultura aziendale, responsabilità. Premia chi sceglie di impegnarsi.
E sempre più imprese lo stanno capendo.
Ilaria Lia

Lascia una risposta