Entrare nei gangli delle attività economiche per controllarle, trarne profitto e rafforzare il proprio controllo sul territorio. Quando si parla di illegalità, questo è uno degli aspetti più sensibili tanto che nel corso degli anni la criminalità ha trovato proprio nelle imprese un terreno fertile, con infiltrazioni, frodi fiscali e soprattutto sfruttamento lavorativo. E spesso proprio il mondo delle cooperative ha rappresentato terreno fertile per tali contaminazioni.
Criminalizzare l’intero mondo cooperativo è però un esercizio ingeneroso e non rende giustizia a chi invece lavora nel pieno rispetto delle regole e delle persone.
“Prima di essere cooperativa si condividono valori e principi – afferma Pasquale Ferrante, vice presidente vicario di Legacoop, l’associazione delle cooperative sempre attiva nel promuovere, diffondere e tutelare gli ideali della legalità -. I soci conoscono i valori della mutualità, della solidarietà, della sussidiarietà e della corresponsabilità con le istituzioni. Si parte dal costruire questo prima di avviare una cooperativa. Si deve entrare prima in questa logica. Lo dico sempre: dove nasce un buon volontariato lì nasce buona cooperazione. E viceversa. Se ci si abitua ad avere l’attenzione verso gli altri, la responsabilità sociale che porta spontaneamente a promuovere il diritto dell’altro, si fa esercizio continuo di cittadinanza. Lo spirito allenato nell’attività di volontariato lo si porta poi in ogni attività che si svolge”.
Si parte dalle persone. “La cooperativa – spiega il referente – è vulnerabile proprio dove non c’è una base sociale coesa, mentre è sana dove vige il principio della parità di trattamento tra soci, ognuno dei quali consapevolmente e pienamente coinvolto nella dimensione cooperativa: allora lì la criminalità non entra”. Diventa poi automatico rigettare ogni forma di devianza verso i principi condivisi.
“La cooperazione lavora molto sulle povertà materiali e immateriali, terreno fertile dove attecchisce la criminalità. E non lo fa solo in termini sussidiari, con servizi, ma diventa protagonista di iniziative di sensibilizzazione e di informazione alle comunità. La criminalità ha tutto l’interesse a entrare nelle attività economiche, prima di tutto per poter riciclare i proventi derivanti da attività illecite – continua Ferrante –. Con le sue azioni pervade l’economia sana, che finisce per diventare grigia. L’attività si esplica in due modi: attraverso la pervasione, quando la criminalità condiziona l’attività economica, e nei casi più gravi con l’influenza mafiosa nelle scelte imprenditoriali, con il fenomeno dell’infiltrazione”.
In soccorso delle imprese è stata approvata nel 2017 una riforma del codice antimafia, che agisce contro la mafia non solo con la repressione penale, ma soprattutto la colpisce nel cuore delle attività sequestrando denaro, aziende, immobili, impedendo che infiltrino l’economia legale o lavorino con la pubblica amministrazione.
“E che mette in atto una serie di paletti e misure di prevenzione oltre a prevedere attività di controllo – continua -. Per quanto riguarda la cooperazione, nel corso dello scorso decennio anche noi abbiamo iniziato ad intraprendere una serie di attività di tutela e prevenzione, soprattutto per le cooperative spurie, cioè cooperative create ad arte utilizzate per l’intermediazione illegale di manodopera o riciclaggio di denaro. Già nel 2019, come Legacoop, dopo un percorso specifico, aveva indicato nel documento di mandato (il documento congressuale che definisce visione, obiettivi e azioni programmatiche per il quadriennio del gruppo dirigente eletto) che la legalità è un investimento e non un costo per le cooperative, non solo un’azione per fini etici e reputazionali, ma un percorso anche per migliorare i processi organizzativi. E oggi cominciamo ad avere un riscontro preciso”. Lo dimostrano i dati dell’indicatore del rating di legalità, lo strumento che indicizza e oggettivizza il livello etico delle imprese.
“Le cooperative che in Puglia fanno il rating di legalità sono 71 e rappresentano il 4,7 per cento delle imprese, e sono tutte grandi e medie cooperative, siamo in linea con la percentuale nazionale. Tenendo conto che le cooperative, secondo Unioncamere regionale, rappresentano in Puglia il 2,4 per cento delle imprese, significa che il numero di quelle che fanno il rating è maggiore rispetto alle altre imprese. Il limite è che il rating è accessibile solo se il valore della produzione supera o è almeno pari a 2 milioni, tenendo fuori quindi tante piccole e medie imprese. Per questo abbiamo proposto più volte procedure semplificate per estendere la possibilità di avere un rating minimale”.
Le cooperative rispondono e lo fanno anche meglio delle altre imprese. La distribuzione del rating in Puglia vede nel foggiano una percentuale del 15,3 per cento, un’incidenza cooperativa più alta della media regionale; nel brindisino è del 5,8; nel tarantino del 6,7; Lecce si attesta al 2 per cento; la Bat al 1,9; Bari al 3,9.
“Nel foggiano la cooperazione nel corso degli anni è stata più attenta al suo ruolo sociale – e aggiunge – e da un punto di vista reputazionale sono percepite come la parte buona della cooperazione, sono cooperative virtuose il cui valore etico è percepito come tale. A scardinare la diffidenza verso le cooperative sono stati proprio gli strumenti messi in campo per la promozione e tutela della legalità”.
Come per esempio l’istituzione degli osservatori per la cooperazione, che hanno il compito di monitorare periodicamente contro le cooperative spurie, o i requisiti per la nomina del collegio sindacale (l’organismo di controllo interno) che per le cooperative sono più stringenti. Inoltre è stato presentato il disegno di legge contro le false cooperative.
“In Puglia va riformata la legge sulla cooperazione, quella vigente (la n. 23 del 1988) è ormai superata – continua Ferrante – attendiamo dalla nuova amministrazione un riconoscimento formale. Nel nuovo testo c’è il rinnovamento di tutti i principi della cooperazione: la collaborazione tra cooperative; il principio di essere produttrice di lavoro buono; il generare valori sociali positivi per il territorio, per esempio, e poi i nuovi strumenti a supporto della cooperazione”.
Riforma che rispetto alle altre regioni ha un respiro molto più ampio e che permetterebbe alle imprese di fare veramente la differenza sul territorio.


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