L’Italia ha sempre avuto l’ambizione di avere un ruolo rilevante nello scacchiere internazionale, specialmente nel Mediterraneo, nonostante le sue limitazioni strutturali. Lo dimostra bene il professore Luca Riccardi, ordinario di Storia delle relazioni internazionali nell’Università di Cassino, nel suo volume “La via italiana. Politica estera, Santa Sede e storiografia nell’Italia contemporanea” (Rubbettino, 2024/2025) presentato presso la libreria Ubik Laterza a Bari, in collaborazione con la Fondazione Gramsci di Puglia. L’incontro è stato introdotto da Antonella Fiorio, ne hanno discusso con l’autore Vito Saracino, ricercatore Fondazione Gramsci e Federico Imperato, Università degli Studi di Bari, moderatrice Ilaria Lia).
Nella raccolta di saggi, Riccardi mostra come l’aspirazione italiana affondi le radici già nella politica estera impostata da Camillo Benso di Cavour, prima della nascita dello Stato unitario nel 1861. Tale ambizione riemerge nei diversi momenti cruciali della storia nazionale, nei quali il Paese ha cercato di affermare il proprio ruolo e ottenere un riconoscimento internazionale, attraverso un peculiare modo di agire sul piano diplomatico. Una diplomazia, originale, rispetto a quella delle altre potenze, basata soprattutto sulle persone, sul dialogo. In questo quadro emerge anche il legame costante e particolare con la Santa Sede.
Il professore ha “riunito in quattro momenti distinti, alcune particolarità politico-culturali riconducibili alla politica estera italiana degli ultimi 150 anni” momenti “che hanno rappresentato alcune tappe, forse non eclatanti e senz’altro discontinue della «via italiana» alla diplomazia, alle relazioni con la chiesa cattolica alla cultura storico-internazionalistica”.
Nel volume una prima parte è dedicata al rapporto tra politica italiana e politica vaticana, prima della nascita dello Stato unitario e nei primi anni dell’Unità. Si sofferma poi sulla figura di Sidney Sonnino e il suo ruolo nella politica estera per la questione Istriana. Emerge un’analisi meno scontata e più complessa poi di Pio XII e il suo approccio nei confronti dei totalitarismi. Una parte importante riguarda anche l’Albania, in particolare la persecuzione religiosa durante il regime comunista e il dialogo tra diplomazia italiana e diplomazia vaticana su questa questione. Infine l’esempio migliore (a mio parere) delle ambizioni di grandezza della politica estera italiana nel Mediterraneo emerge nel saggio dedicato all’azione di Craxi e Andreotti nella gestione della questione israelo-palestinese.
Il punto di vista nel racconto è, ovviamente, quello storiografico, che attraverso documenti, trattati e comunicazioni diplomatiche permette di ripercorrere le fasi peculiari delle vicende analizzate. Da storico, Riccardi cita fonti, riporta le voci dei protagonisti e presenta una serie di figure spesso assenti nei manuali tradizionali, ma che hanno avuto un ruolo significativo nello sviluppo della politica estera.
“In una certa misura si è cercato di percorrere questa strada originale anche nel campo della storia storiografia delle relazioni internazionali, piccolo ramo del frondoso albero della cultura italiana, così intrecciato alle vicende della politica internazionale – si legge nella prefazione -. Una storiografia che, nei suoi picchi più elevati, ha dato un contributo fondamentale alla ricostruzione della vita politica, sia nazionale che internazionale, delle sue origini, delle sue motivazioni più profonde, ma anche dei suoi limiti e delle sue impasse”.
Nella postfazione un velo di sconforto: “La storiografia italiana vive ormai da alcuni decenni una lunga fase di transizione e mutamento” …. “nelle sue varie anime e tradizioni ha perso vigore e originalità subendo un crescente processo di omologazione culturale in senso occidentalista ed europeista assorbendo e facendo proprie, passivamente e acriticamente, visioni e approcci storiografici di matrice prevalentemente anglo-americana e rinunciando molto spesso a formulare e enunciare visioni proprie e specifiche della storia europea e mondiale”.
Il lavoro del professor Riccardi restituisce invece il respiro della storia e ricorda che le relazioni internazionali sono fatte di di tempi lunghi, trattative silenziose e di equilibri delicatissimi. Viene da chiedersi come la storiografia approccerà ai tempi moderni, dove la complessità viene spesso ridotta a un post sui social media, dove tutto sembra immediato, binario e privo di sfumature. Dove si parla per slogan. I post sui social, entreranno a far parte della storiografia? La domanda al momento non ha una risposta.


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