Non solo droga: l’attività criminale negli ultimi anni ha diversificato il modo di fare profitti e di essere presente sul territorio, anche in Puglia, che presenta differenze sostanziali nelle sue province. Per questo, come anticipa l’onorevole Mauro D’Attis, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, si lavorerà proprio in Puglia per avere un quadro più approfondito sul fenomeno.
Onorevole D’Attis, che cosa dicono i dati sulle attività criminose in Puglia?
Occorre distinguere tra criminalità “diffusa” – quindi i reati che incidono sulla vita quotidiana, come furti, rapine, danneggiamenti – e criminalità organizzata anche di stampo mafioso, che invece ha logiche più strutturate: controllo del territorio, gestione di mercati illegali, riciclaggio e infiltrazione nell’economia legale. Sono due piani che si intrecciano, ma non coincidono. I dati ufficiali – cioè denunce, reati registrati e indicatori disponibili nelle statistiche – sono importanti perché permettono di misurare tendenze, capire se un fenomeno cresce o diminuisce e fare confronti nel tempo e tra territori. Però vanno letti con attenzione: fotografano ciò che emerge, non sempre tutto ciò che accade. In Puglia, come altrove, esistono differenze significative tra province, tra capoluoghi e aree interne, e perfino tra quartieri: cambiano le opportunità criminali, la presenza di flussi turistici o commerciali, la densità urbana, la struttura economica e anche la propensione alla denuncia.
I dati sulla criminalità in Puglia dicono che è Foggia la provincia più complicata, prima in Puglia e tra le prime in Italia per reati come furti d’auto e omicidi volontari. La criminalità organizzata è un problema serio con forte radicamento mafioso in varie aree.
La mafia pugliese è strutturata e potente, con alleanze e interessi che infiltrano l’economia regionale, soprattutto a Bari, Taranto e Foggia. Qui, in particolare la mafia foggiana è una organizzazione complessa ed è ben radicata.
In linea generale un dato, tuttavia, è incontestabile: il traffico di droga rappresenta un fenomeno criminale in pericolosissima ascesa e che produce la quantità enorme di soldi da riciclare. Nel solo porto di Genova sono state sequestrate nel gennaio di quest’anno 2400kg di cocaina del controvalore di 1,5 miliardi di euro, parte dei quali destinati in Puglia.
Prossimamente la Commissione parlamentare antimafia sarà in missione in Puglia per affrontare questi temi.
E se guardiamo alla criminalità organizzata: come si è evoluta la mafia nel corso degli anni, anche in Puglia?
È cambiata molto. Nel tempo, a fianco della dimensione più “militare” – controllo del territorio, intimidazione visibile – è cresciuta la dimensione economica e finanziaria: infiltrarsi nelle imprese, condizionare mercati, riciclare. In Puglia parliamo di un quadro plurale, con realtà diverse tra loro, capaci di adattarsi. Di fatto, la mafia ha cambiato volto: oggi essa è silente o inattiva e in molte arre territoriali si palesa simbiotica.
In molti casi ha abbandonato la “vecchia” in cui il mafioso si avvale della violenza e quella, successivamente percorsa, della commistione con il pubblico potere. La “nuova” mafia ha imboccato si fa riconoscere come parte integrante del contesto sociale, come elemento “utile” di governo dell’economia e della società. E questo è un problema che va affrontato con coraggio e soprattutto parlandone apertamente.
Quali sono oggi i principali interessi della criminalità? E racket e usura sono ancora centrali?
Sì, racket ed estorsioni restano strumenti di controllo del territorio e di “tassazione” illegale, e l’usura è spesso la trappola che si attiva quando qualcuno è in difficoltà di liquidità, ma sono fenomeni non più centrali per le organizzazioni criminali perché a rischio denuncia. Accanto a questo, però, oggi pesano molto: droga, riciclaggio, giochi e scommesse, e soprattutto l’infiltrazione nell’economia legale. Non è solo “reato”: è un modo per entrare in settori che muovono denaro, appalti, servizi, filiere.
Ma i dati ufficiali riescono davvero a fotografare la realtà o c’è ancora un sommerso diffuso?
Dipende molto dal tipo di reato. Per i reati più gravi e “visibili” il sommerso è in genere più contenuto; per estorsione e usura, invece, il sommerso può essere alto perché entrano in gioco paura, isolamento, rischio di ritorsioni e, nel caso delle imprese, il timore concreto di chiudere l’attività.
Un esempio: nel 2022, secondo quanto riferito in un’iniziativa pubblica dal Commissario straordinario anti-racket e anti-usura, in Puglia risultano 26 denunce di estorsione e 16 istanze formali di richiesta di supporto. Al di là della cifra in sé, il punto è che solo una parte delle vittime fa il passo completo: denuncia, regge l’urto, e riesce ad attivare tutele e strumenti. Per questo io dico sempre: i dati ufficiali sono fondamentali, ma vanno integrati con altri segnali, soprattutto quando parliamo di economia e mafie. In Puglia sono state inserite in Banca Dati Nazionale unica per la documentazione Antimafia 2.415 richieste antimafia legate a progetti PNRR, con aumento dell’8,25% sul 2023.
Quali sono oggi i settori economici più esposti a racket e usura? E, più in generale, alle attività criminose?
In genere, sono più esposti i settori dove ci sono pagamenti frequenti, filiere con subappalti, o imprese fragili dal punto di vista finanziario. Penso a: edilizia e movimento terra, trasporti e logistica, turismo e ristorazione, commercio, agroalimentare, alcuni servizi ad alta rotazione e, in certe dinamiche, anche comparti collegati al ciclo dei rifiuti o ai servizi alle imprese. La logica è semplice: dove puoi imporre un “pedaggio”, o entrare con prestanome e società di comodo, lì il rischio aumenta.
Veniamo al punto più delicato: come lo stato è accanto ai cittadini che denunciano?
Il principio è chiaro: denunciare non deve significare restare soli. Esistono misure di tutela e protezione, calibrate sul rischio, e c’è un sistema di sostegno economico per le vittime di estorsione e usura. Proprio in questi giorni, ad esempio, con la Presidente Chiara Colosimo abbiamo presentato La proposta di legge “Liberi di scegliere” che mira a creare un sistema nazionale di protezione e assistenza per minori e familiari che vogliono allontanarsi da contesti mafiosi. L’obiettivo è fornire alternative concrete di vita, supporto psicologico, economico e logistico, offrendo protezione, nuova identità e percorsi di autonomia per sottrarre i giovani alla cultura criminale e sostenere le madri e i familiari che si dissociano.
Ci spiega in modo semplice come funziona la protezione? E il fondo: è per tutti, quando viene concesso?
In modo semplice: se c’è un rischio concreto, si attivano misure di tutela che possono crescere di intensità in base alla gravità della situazione. Sul sostegno economico, lo Stato prevede strumenti specifici per le vittime di estorsione e usura: si presenta una domanda, si istruisce la pratica, si verificano i presupposti e si arriva alla concessione nei casi che rientrano nei criteri. Non è “automatico”, ma l’obiettivo è che chi collabora e denuncia trovi un supporto reale, non solo parole.
Ultima domanda: la commissione antimafia sta lavorando su nuovi strumenti di prevenzione economica? Quali sono gli obiettivi dei prossimi mesi?
La prevenzione economica oggi è centrale perché la criminalità organizzata, sempre più spesso, non punta solo al controllo “militare” del territorio ma a diventare impresa, a mimetizzarsi nei mercati e a trasformare il denaro illecito in potere stabile: aziende, immobili, quote societarie, relazioni, capacità di condizionare scelte pubbliche e private. Prevenire significa intercettare l’infiltrazione prima che si consolidi e diventi difficile da sradicare: quando un’organizzazione riesce a radicarsi in un settore, non solo altera la concorrenza, ma impoverisce l’economia sana, crea dipendenze, diffonde paura e rassegnazione. Gli strumenti su cui si lavora ruotano attorno a tre assi: i controlli sulla trasparenza nelle filiere più vulnerabili, il tracciamento dei flussi finanziari e, infine, la tutela di chi denuncia rafforzando le reti territoriali. Prevenzione ma anche repressione. Su quest’ultima il Governo ha già rafforzato la dotazione organica delle forze dell’ordine in Puglia e la rafforzerà ancora di più nei prossimi mesi.
La commissione antimafia sta lavorando su nuovi strumenti di prevenzione economica? In generale, quali sono gli obiettivi dei prossimi mesi nel contrasto alla criminalità?Inizio modulo
La Commissione procede con audizioni, missioni, approfondimenti settoriali e indirizzi: il lavoro “silenzioso” è costruire regole e controlli che rendano più difficile, per chi è criminale, comprare pezzi di economia legale e trasformarli in potere permanente.
Ilaria Lia


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